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Messia di Dune – Frank Herbert

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Messia di Dune è il secondo libro della saga originale di Dune e si porta dietro una difficile eredità, il seguito di un libro giudicato da molti un capolavoro non è mai cosa facile e probabilmente non lo è stato neanche per lo stesso Herbert. La prima pubblicazione di Messia di Dune è del 1969 a puntate sulla rivista Galaxy e forse per questo è meno corposo del suo predecessore, oltre ad essere notevolmente più breve e anche molto più scorrevole e veloce da leggere (o magari lo è stato solo per me), in linea con Dune, ma diverso per molti aspetti, sembra essere un libro di passaggio tra una fase della saga e l’altra e sicuramente dal punto di vista della trama lo è.

 
In Dune ci sono parecchie caratteristiche che sono diventate comuni a chi conosce il ciclo, anche in maniera indiretta, tramite i videogiochi o a centinaia di altre cose che rimandano o si rifanno alla serie. Come non citare ad esempio l’infinità rivalità tra gli Atreides e gli Harkonnen, tutti gli intrighi delle Bene Gesserit, e di tutte le altre fazioni e case, gli immancabili usi e costumi Fremen con la loro complessa cultura e le rigide tradizioni. In Messia di Dune tutto questo manca, non perché questi elementi spariscano del tutto dalla storia, ma per il particolare momento che viene raccontato. Paul è riuscito a cambiare molte cose dell’universo noto e in particolare su Arrakis, ma ha anche il dovere di far si che il suo operato sia servito a qualcosa, che le sue scelte portino alla pace e alla prosperità dell’impero, e per farlo dovrà sacrificare tutto seguendo le sue visioni.

Sono passati dodici anni dalla salita al potere di Paul, la breve guerra tra i Fremen e ciò che rimaneva degli Atreides contro gli Harkonnen e l’Imperatore, in cui sono coinvolte pressoché tutte le fazioni, organizzazioni e case, si è conclusa con la vittoria di Paul e dei Fremen e con un accordo con l’Imperatore. Ora Paul è l’Imperatore e ha scelto come sua capitale Arraken, la principale città di Arrakis, o meglio Dune. Dopo dodici anni ha riorganizzato Dune e l’universo intero, ma i suoi nemici sono ancora presenti, anche se indeboliti, e continuano a tramare contro di lui. I cambiamenti sono difficili per tutti, per l’impero, per il Bene Gesserit, per la Gilda, per il Bene Tleilax, e per i Fremen stessi.

Se in Dune vediamo la nascita e la crescita del Kwisatz Haderach come lo chiamano le Bene Gesserit, o del Muad’dib come viene chiamato dai Fremen, il suo tentativo di farsi accettare da prima come membro e poi come leader dai Fremen e poi la sua ascesa la potere, in Messia di Dune vediamo Paul che tenta di stabilizzare il suo potere e di riorganizzare l’impero al meglio, per lasciare una degna eredità ai suoi successori e fare in modo che essi possano mantenere il controllo dell’impero, ma non solo Paul cerca anche di lasciare il miglior futuro possibile per l’intero universo. Grazie alla sua prescienza, e alle visioni che lo guidano da quasi tutta la vita può vedere tutti i possibili futuri e a costo di grandi sacrifici ha scelto la strada migliore da seguire perché nell’impero regni la pace e perché gli Atreides prosperino e guidino l’impero.

Messia di Dune

Dall’ascesa di Paul ad Imperatore molti hanno perso potere o non si sono adattati ai cambiamenti. Paul controlla oltre che l’impero anche le altre fazioni, che sono sempre state indipendenti o comunque non direttamente sottoposte all’Imperatore, ma con il totale controllo di Dune e dei Fremen, dopo aver vinto la battaglia con il precedente Imperatore e le altre forze e dopo aver riorganizzato l’intero universo, Paul ha aumentato notevolmente i poteri dell’Imperatore. Questo ovviamente crea lo scontento in molti che complottano per destabilizzare il suo potere. Nel complotto che Paul dovrà affrontare sono coinvolti la Bene Gesserit che ha perso molto del suo potere, ha perso il controllo del Kwisatz Haderach, nonché secoli di lavoro per la ricombinazione genetica e vuole quantomeno rientrare in possesso dei geni Atreides, la Gilda spaziale che è sempre stata indipendente e insubordinata all’imperatore, l’unica ad avere le conoscenze ed i mezzi per viaggiare nello spazio, ma fortemente dipendente dalla spezia, la sua neutralità gli ha sempre garantito guadagni e spezia sufficiente, ma il controllo totale della spezia da parte di Paul ne ha ridotto il potere, inoltre la prescienza dei piloti della Gilda può mantenere nascosto il complotto alle doti di Paul, la stessa sposa di Paul, Irulan la figlia del vecchio Imperatore, colei che formalmente ha permesso a Paul di divenire Imperatore, partecipa al complotto sia come membro interno del Bene Gesserit che per motivi personali e familiari, vorrebbe poter mantenere il potere, permettere alla sua famiglia di continuare ad essere parte della famiglia imperiale, ma Paul non vuole eredi da lei preferendo la sua concubina Fremen, anche il Bene Tleilax ha un ruolo nel complotto e mille oscuri interessi non ben precisati, ma può trarne profitto e potere e sopratutto conoscenza.

Gli stessi Fremen parteciperanno al complotto, ma i loro motivi sono ben diversi, Paul ha fatto tanto per loro e per Arrakis rendendolo un pianeta più ricco sopratutto d’acqua, alcune zone sono ora coltivabili, l’acqua è più abbondante e meno preziosa, Arraken capitale dell’universo diventa molto più vasta e comincia ad ospitare molti dei Fremen che prima vivevano nel deserto, nei loro Sietch, molti perché facenti parte del seguito di Paul o impiegati come soldati e guardie del palazzo, altri per diversi motivi, ma non a tutti piace la vita in città, non a tutti piace il nuovo Dune, con tutti i cambiamenti che ne sono derivati alcune delle vecchie tradizioni e abitudini non sono più rispettate e molti dei Fremen più conservatori vedono in pericolo la propria cultura e la loro identità di popolo, da sempre fiero e indipendente.

In Messia di Dune però vediamo anche come Paul sia afflitto dalla sua prescienza, dalle continue visioni, e dalla consapevolezza che perché tutto vada per il meglio deve far si che alcune cose accadano, può scegliere la strada migliore, può migliorare il futuro, ma non può impedire che certe cose accadano, non è padrone delle sua vita, deve essere ciò che gli altri hanno scelto per lui, il Messia e profeta dei Fremen, il loro leader e una sorta di capo religioso divinizzato per il quale hanno portato avanti una Jihad che ha portato i Fremen a diffondere una nuova religione nell’universo e a combattere ed uccidere in nome di essa, una Jihad che Paul non voleva, avrebbe evitato miliardi di morti, ma non ha potuto perché doveva succedere perché le cose vadano per il meglio in futuro.

Messia di Dune

Paul deve assecondare in parte il complotto e far si che alcune cose vadano secondo i piani dei complottatori, accetta il loro ghola Hayt, come regalo sapendo il ruolo involontario che avrà nel complotto, ma cosi facendo sa che si potrà risvegliare la personalità nascosta nel ghola, ciò che nella carne rimane di chi era l’originale dal cui cadavere il ghola è stato clonato, una notizia che i Tleilaxu speravano di confermare da molto, la possibilità di riportare in vita una persona risvegliando la sua coscienza e personalità in un clone. Anche Paul in un qualche modo ha parte nel complotto agendo in determinati modi e lasciando che alcuni eventi seguano il proprio corso favorisce il complotto creando tutti i presupposti per poter rafforzare la sua posizione, sconfiggere i nemici e assicurare un futuro più pacifico ai suoi eredi, riconquistando del tutto la fiducia dei Fremen facendo onore alle loro tradizioni e comportandosi esso stesso seguendole. In seguito ad un’esplosione nucleare, un bruciapietre fatto arrivare clandestinamente su Dune esploso dopo che Paul riesce a procurarsi le prove che incriminano alcuni Fremen come parte del complotto, lascia di Fatto Paul completamente cieco, cosi come moltissimi dei Fremen che erano con lui, la tradizione vuole che un cieco sia abbandonato nel deserto e sacrificato a Shai-Ulud perché incapace di badare a se stesso e quindi solo di peso per la comunità, Paul si oppone a tutto questo per le vittime innocenti di quest’esplosione, vuole per essi occhi sintetici, ma non per se, le sue visioni possono guidarlo come se vedesse, finché tutto non si è risolto nel modo giusto, come Paul aveva profetizzato nelle sue visioni, una volta che tutto è sistemato Paul non vede più e rispettando le tradizioni Fremen si allontana da solo cieco nel deserto morendo da uomo, da Fremen, ma di fatto divenendo così una legenda e rafforzando di più l’alone divino che i Fremen hanno sempre visto in lui.

Per me Messia di Dune non è molto ricco di eventi, è più concentrato sulla mente di Paul, sulla sua rassegnazione sui suoi sacrifici, alla sua vita dedicata a Dune, ai Fremen e all’impero, oltre che alla sua casata, gli Atreides, ai suoi eredi e al benessere di tutti i cittadini dell’impero. Messia di Dune ci fa comprendere meglio Paul, cosa è diventato e come ogni cosa che lui faccia non è per lui, lui non vorrebbe il potere, non vorrebbe questo fardello, vivrebbe volentieri da solo con Chani in un Sietch nel deserto, ma ha un compito che non ha scelto e deve portarlo avanti, a volte dovendo fare cose spiacevoli, e non potendo proteggere i suoi cari, non potendo impedire che gli venga fatto del male. Paul scoprirà anche che i suoi poteri non sono cosi onniscienti come molti credono ci sono cose che non può vedere, ci possono essere degli imprevisti e delle imprecisioni nella prescienza.

Il Messia di Dune si chiude con il potere affidato agli amici più cari e fidati di Paul, a sua sorella Alia, venerata quasi come una divinità al pari di Paul, e sacerdotessa della nuova religione, ai fremen e agli Atreides, in attesa che i suoi eredi possano portare avanti il percorso intrapreso dal padre. Ed è questo che ci mostra il Messia di Dune il sacrificio di Paul, in favore dei suoi successori per un futuro migliore, una transizione tra ciò che ha creato in Dune e poi rafforzato, a ciò che dovrà (dovrebbe) accadere nei prossimi libri della serie.

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