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Nirvana – Film

Nirvana

Ricordo quando anni fa vidi per la prima volta il trailer in TV di Nirvana, non mi attirò per nulla, a dire il vero in quel periodo non seguivo molto la cinematografia, non amavo molto i film e la fantascienza preferivo leggerla, e ne leggevo moltissima, molto più di ora, anche se vorrei riprendere i vecchi ritmi. Nirvana è un film del 1997, non ricordavo fosse così vecchio, all’epoca avevo circa 15 anni, ed ero abituato a fantascienza di ben altro livello, e anche se non amavo molto i film avevo visto moltissime delle pietre miliari dello sci-fi che mi attiravano molto di più del trailer di Nirvana.

 
Probabilmente tutto dipende anche dai miei gusti e dal maggiore feeling per la carta stampata rispetto alla cellulosa, ma malgrado il mio disinteresse, all’epoca si faceva un grande parlare del film, e se ne è parlato a lungo, lasciandomi così negli anni una certa curiosità al riguardo. È capitato poi di recente di parlare per caso del film e di decidere di vederlo in compagnia, decisione dovuta anche alla mia recente passione per i film (non poi così enorme) in particolare per quelli vecchi e non troppo di successo, ripescando vecchi classici o anche recuperando qualche lacuna. Nirvana ormai lo si può considerare un vecchio classico, con i suoi 20 anni d’eta, ed è anche una mia lacuna, oltre a rappresentare un caso raro o forse unico per tutta una serie di motivi.

Nirvana

Nirvana all’epoca era una sorta di esperimento che voleva dimostrare la possibilità di creare film di fantascienza in Italia, colmando un vuoto e cercando di spronare la produzione del genere nel nostro paese. Dal punto di vista tecnico è stato un buon esperimento, si mirava ad eguagliare la qualità dei film Americani, e si sono avuti buoni risultati. Tutto è stato curato magnificamente, dalle ambientazioni cyberpunk ricreate interamente a Milano nell’ex stabilimento dell’Alfa Romeo, alla regia di Gabriele Salvatores, le inquadrature, il montaggio, e persino le scene d’azione sono di alto livello, paragonabili a quelle dei ben più esperti Americani. Anche la scelta del cast cerca di competere con i film internazionali, in Nirvana ci sono sia attori Italiani che stranieri, quasi tutti buoni attori anche se molti non del tutto consoni a tale genere o a film di un certo spessore. La presenza di attori stranieri deve essere stata ben accetta all’estero, ma solo in Italia si è potuta apprezzare la presenza di attori presi in prestito da commedie e film comici, molti dei quali hanno fatto solo un piccolo cammeo. La maggior parte recita per lo più con un forte accento dialettale che sottolinea la grande diversità culturale e la multietnicità degli agglomerati urbani poveri in cui si svolge parte della vicenda, non mancano infatti i quartieri con nomi che rimandano alle nazionalità di origine della maggior parte degli abitanti. Caratteristica per lo più apprezzabile dal pubblico Italiano e non da quello estero, questi accenti probabilmente si perdono con il doppiaggio in altre lingue.

La scelta del cyberpunk fornisce parecchi spunti per l’ambientazione e per il background che comunque non viene mai approfondito più di tanto, così come un’estetica abbastanza stereotipata per i personaggi e la scenografia. Il cyberpunk è un sottogenere fantascientifico che il più delle volte è fortemente stereotipato con degli elementi ben definiti che finiscono per influenzare quasi tutto di una storia, gli innesti tecnologici, la società povera e decadente con una piccola élite ricca, chi si sa muovere nella società è spesso un programmatore, un hacker o un esperto di tecnologia che riesce a fare di tutto grazie a queste sue conoscenze. Spesso a questa base viene aggiunto molto altro per ispessire la storia e diversificare l’universo creato. Indubbiamente è qui che Nirvana è un po’ carente, come in generale anche su altri aspetti manca di approfondimenti, gli spunti non vengono sviluppati a dovere.

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La trama è in linea con l’ambientazione cyberpunk, anche se in molte occasioni appare fin troppo lineare, c’è poco intreccio, sembra quasi che i personaggi non capiscano bene ciò che accada e che seguano passivamente l’evolversi degli eventi. Per raggiungere i propri obbiettivi non sembrano svolgere eccessive ricerche, non sembrano procurarsi contatti e informazioni, ma pare che queste arrivino sempre al momento giusto in modo un po’ casuale e fortunato, come Naima che si trova al posto giusto nel momento giusto per salvare Jimi e Joystick, o la casualità di scoprire che Naima ha una porta dati proprio quando ne servirebbe una per leggere la coscienza salvata di Lisa, o altre fortuite coincidenze. Gli unici elementi che spezzano un po’ la linearità della trama sono gli intermezzi di Lisa che recita spezzoni di frasi e alcuni flashforward che mostrano l’hackeraggio in atto all’Okosama Starr. I primi sono un intermezzo un po’ poetico che esprime l’angoscia e l’inadeguatezza della ragazza, ma che ad essere sinceri, ed è un mio personalissimo parere, ho trovato un po’ scontati e fuori luogo, un po’ banali e noiosi, anche se forse approfondiscono la psicologia dell’unico personaggio che non compare affatto nella storia. I flashforward invece ti anticipano solo che alla fine riescono a mettere in atto il piano, eliminando un po’ di suspence, ma almeno non ne svelano l’esito finale.

Per il periodo in cui Nirvana è uscito al cinema la trama contiene spunti interessati, considerando che non erano ancora nati film che hanno poi ravvivato l’interesse per il cinema di fantascienza, quello che manca è un po’ di approfondimento per dare maggiore spessore e sviluppo a delle idee che potevano essere innovative. Tutto inizia quando a pochi giorni dall’uscita di un nuovo videogioco, chiamato proprio Nirvana, il suo programmatore Jimi scopre che la sua copia è stata infettata con un virus. Il protagonista del gioco, Solo interpretato da Abatantuono, prende coscienza di sé in seguito a dei dejavu che gli fanno ricordare dopo ogni morte di aver già vissuto le varie fasi del gioco, ciò lo porta ad anticipare gli avvenimenti e a farsi delle domande sulla sua esistenza ripetitiva. Ci si aspetterebbe una lenta presa di coscienza, e un tentativo di cambiare la sua esistenza, invece arriva subito alla conclusione che qualcuno guida le sue decisioni e cerca di mettersi in contatto con il giocatore, in questo caso Jimi, l’autore del videogioco, per chiedergli la sua cancellazione, così da fermare la sua inutile esistenza. Un’idea non nuova alla fantascienza e trattata per esempio in modo esemplare in Simulacron 3 di Daniel F. Galouye, che sicuramente avrà ispirato in parte il film, e che mi è apparsa abbastanza evidente quando Solo cerca di alludere al fatto che anche il mondo di Jimi potrebbe essere fittizio, anche se si tratta di una semplice frase quasi buttata solo lì.

Jimi si trova subito d’accordo con la richiesta di Solo, e accetta di mollare tutto per imbarcarsi in un’impresa a dir poco ardua, cioè quella di entrare clandestinamente nella sede della compagnia per cui lavora, la Okosama Starr e cancellare definitivamente il suo lavoro prima che possa essere venduto in migliaia di copie. Non è però ben chiaro come cancellare la copia sul server centrale della compagnia possa salvare la copia infettata in possesso di Jimi, a prendere coscienza è infatti il Solo presente nella copia di Jimi, non c’è alcun modo di sapere se anche la copia sul server sia infettata e se anche in quella copia Solo sia divenuto cosciente e se desideri anch’esso la cancellazione.

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Per cancellare la copia sul server, Jimi parte per andare nelle periferie malfamate della città a cercare un aiuto, ma anche per motivi personali, è alla ricerca di Lisa che lo ha abbandonato un anno prima. A portarlo nelle periferie è il suo spacciatore/tassista (interpretato da Bisio) che però si rifiuta di entrare in quartieri così malfamati, Jimi dovrà proseguire a piedi per entrare nei sobborghi. Jimi incontrerà Joystick, per caso, un amico di Lisa. Joystick sa muoversi nelle periferie e a pagamento aiuterà Jimi a cercare chi potrà aiutarlo, approfittando sempre più della disponibilità di fondi di Jimi. Joystick ha bisogno di soldi per comprare un nuovo paio di occhi cibernetici, più aggiornati dei suoi che ormai cominciano ad avere sempre maggiori malfunzionamenti, è quindi ben disposto ad assecondare le richieste di Jimi, anche se cercherà di fregarlo, alla fine si rivelerà un utile aiuto per entrare in contatto con Naima e portare poi a termine l’impresa.

L’incontro con Naima però appare più casuale e fortuito che altro, la ragazza è un hacker di talento, a differenza dei centinai che si possono incontrare nei sobborghi, Naima ha perso la sua memoria durante un atto di hackeraggio effettuato in passato e non ricorda nulla di precedente a questo avvenimento, una coincidenza che si rivelerà molto utile in seguito, quando per caso, cercando di comprare un virus per entrare nel sistema della Okosama Starr, riceveranno, di nuovo per caso, un chip da uno sconosciuto rincorso dalle forze dell’ordine e poi ucciso, chip che portato da una specie di santone, maestro di Naima, gli farà avere per caso notizie di Lisa e anche la registrazione della coscienza di Lisa. Solo una porta dati può leggere il backup della coscienza, e solo una persona senza ricordi può utilizzarla senza rischiare spiacevoli conseguenze, fortuna che Naima ha proprio tutte le caratteristiche giuste.

Una volta avuti tutti gli elementi giusti si può finalmente procedere all’hackeraggio del sistema per cancellare i dati del videogioco e rubare soldi da un fondo nero della Okosama Starr per pagare Joystick, Naima, amici e parenti e donare il resto ai poveri. Ma non è così semplice, bisogna superare i sistemi di sicurezza, una realtà virtuale fatta di stanze da attraversare e porte giuste da aprire stando attenti ai simulacri che possono far perdere tempo prezioso utile al sistema di sicurezza per vanificare l’attacco. Jimi dovrà affrontare un simulacro di Lisa che utilizza i ricordi di Jimi per ingannarlo e distoglierlo dal suo obiettivo, solo l’intervento di Naima che conserva i veri ricordi di Lisa riuscirà a fargli superare l’inganno.

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Impiantare i ricordi di Lisa in Naima servirà sia a dare una nuova identità a Naima che colmerà il vuoto subito con la perdita dei suoi come se fondesse in parte le due personalità creandone una nuova, sia a Jimi che riuscirà a superare la perdita della donna che amava. È chiaro fin da subito che il rapporto tra Jimi e Lisa aveva dei punti oscuri, dovuti all’insofferenza di Lisa. Conoscere la verità e i veri sentimenti di Lisa attraverso il filtro obbiettivo di Naima permetterà a Jimi di distaccarsi dal ricordo che aveva di Lisa comprendendo meglio i motivi che l’hanno spinta ad allontanarsi per poter così chiudere un capitolo della sua esistenza e ridare un nuovo senso alla sua vita.

Un tema che prende spunto dalla filosofia orientale e buddista a cui anche il titolo del film, Nirvana, si rifà. Elementi di questa filosofia si possono vedere anche nella figura di Solo, costretto a ripetere le medesime situazioni in un ciclo infinito, è come se affrontasse una serie di reincarnazioni fino ad arrivare alla sua liberazione dopo aver preso coscienza della sua situazione. Il tema meriterebbe un maggiore approfondimento, dato che è chiaramente presente in molti aspetti del film e si trattava di un argomento molto in voga negli anni di realizzazione del film. In rete è possibile trovare molte informazioni sul rapporto tra il film e questo tema e alcune interpretazioni più o meno approfondite in questo senso, ma io non sono di certo così ferrato nell’argomento per parlarne più ampiamente.

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Sono invece molto più esperto (credo) nella fantascienza e nella tecnologia e posso darne un mio parere. Come già detto l’ambientazione è cyberpunk e ci sono moltissimi elementi che la rispecchiano a pieno, gli innesti e le modificazioni corporee come possiamo vedere con Joystick e i suoi occhi cibernetici vecchi e difettosi che cominciano a perdere colpi e sopratutto sono in bianco e nero. Joystick fornisce varie volte alcune informazioni dettagliate sul suo modello di occhi e sul modello nuovo che vorrebbe acquistare se avesse i soldi, e vediamo anche una scena in cui viene effettuata una riparazione arrangiata da un dottore/tecnico improvvisato o quasi. Sono interessanti le videochiamate, da sempre presenti nei film di fantascienza, e i sistemi di sicurezza delle automobili, tecnologicamente avanzati, ma pur sempre aggirabili se si ha un minimo di conoscenza, capaci di interagire con il malintenzionato avvisandolo, minacciandolo e probabilmente anche agendo direttamente sullo stesso con la forza senza alcuno scrupolo o problema etico, indizio di una legge molto severa e senza alcun riguardo per chi commette un crimine. La società stessa sembra molto militarizzata con truppe di polizia che controllano gli ingressi nei quartieri più poveri identificando chiunque tramite una tessera che funge sia da carta di identità che da sistema di pagamento. Queste tessere lette tramite un lettore portatile possono fornire alla polizia qualsiasi informazione sul possessore inclusa la professione e lo stato sociale e possono tracciare i movimenti dello stesso anche quando si effettua un semplice pagamento, delineando ancora un grande controllo e la scarsità di privacy e di diritti dei cittadini, un altro elemento in linea con le ambientazioni cyberpunk.

Ci sono tantissimi altri elementi interessanti alcuni accennati alcuni più curati, ma anche certi elementi meno chiari. Non si capisce bene quale sia il livello tecnologico dei computer, si vedono dei semplici terminali non molto sofisticati, sembra esista una rete globale tipo internet, ma sembra che solo gli hacker la utilizzino per “volare” e che questi combattano contro dei “controllori” e che si possano avere ripercussioni fisiche quando si entra in rete. Non è chiaro se le informazioni che vengono mostrate analizzando le tessere dei cittadini siano tutte contenute nella scheda o se vengano fornite tramite la rete, sicuramente quando si effettuano dei pagamenti con queste tessere si viene tracciati e quindi la rete gestisce almeno le transazioni finanziarie.

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Non sembra invece che questa rete permetta connessioni remote per lavorare da casa, Jimi deve consegnare il suo lavoro su CD, e per agire sulla copia che possiedono alla Okosama Starr deve recarsi fisicamente lì o connettersi al server tramite un hackeraggio. L’interfaccia utilizzata per l’hackeraggio non è ben comprensibile, non se ne capiscono bene le tecnologie e il funzionamento, il tutto avviene tramite una sorta di maschera che connette Jimi ad una realtà virtuale più simile ad un videogioco che non ad un classico attacco hacker, non si cercano falle nella sicurezza, ma porte da superare interagendo con degli avatar che altro non sono che rappresentazioni del sistema di sicurezza che cerca di fermare l’attacco tramite la psicologia. Gli strumenti necessari a questo attacco sono un virus e un chip per potenziarlo, ma anche su questi viene fatta poca luce e non si forniscono molti dettagli sullo scopo di questi ultimi. Un altro elemento poco chiaro è la porta dati di Naima e il suo effettivo funzionamento. Infine anche il videogioco, nonostante sia un elemento fondamentale del film, non viene che accennato, non se ne conosce il funzionamento né il modo di interagire con esso e onestamente non sembra nulla di eccezionale per chi conosce bene i videogiochi, è da apprezzare però la differenziazione che c’è tra il mondo reale e quello virtuale, una soluzione presente anche in altri film successivi, le scene in quest’ultimo hanno colori alterati, tendenti al seppia, ma con alcuni elementi dai colori brillanti e variabili nel tempo come il vestito di Maria. Lo stesso Jimi che è un programmatore di videogiochi sembra essere totalmente estraneo alle tecnologie, come se l’utilizzo di un computer e il programmare un videogioco fossero cose completamente differenti, gli hacker che lo aiutano sembrano essere esperti in tutto, mentre lui sembra solo un ricco annoiato, più vicino ad un imprenditore o ad un personaggio famoso.

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Ricordandoci sempre che si tratta di un film del 1997, epoca in cui erano veramente in pochi ad avere un PC e una connessione e a conoscerne a fondo l’utilizzo, non è molto chiaro se queste discrepanze siano dovute ad un ignoranza del regista e dei suoi collaboratori in materia informatica e di videogiochi o se si sia scelto di mostrare le cose in questo modo poco plausibile cercando di rendere il tutto comprensibile ad un pubblico probabilmente a digiuno della tecnologia già presente all’epoca. Si notano inoltre differenze tra tecnologie rozze e poco complesse, a volte perfettamente plausibili e altre un po’ troppo avanzate e un po’ fuori ambientazione, troppo “esagerate” per la linea generale che dovrebbero avere le tecnologie del film, l’incomprensibile modo in cui un virus fa prendere coscienza di sé ad un videogioco e la complessità dello stesso (anche se sembra peccare di originalità e di giocabilità) con una grafica così realistica in contrasto con le interfacce semplici e arretrate dei vari dispositivi che si vedono utilizzare. La maggior parte delle tecnologie che si vedono sono molto più arretrate di quelle che abbiamo attualmente a disposizione eppure anche con le nostre è tuttora impossibile avere un IA che prenda coscienza di sé e di certo non in un videogioco e non con un banale virus.

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Nel film poi non mancano le citazioni e i rimandi a grandi classici della fantascienza, sopratutto a capolavori del genere cyberpunk da cui Nirvana prende spunto ispirandosi ad atmosfere e ambientazioni, impossibile non notare i rimandi a Blade Runner, che forse a volte sono fin troppo espliciti, c’è chi sostiene addirittura che si tratti di copia e non di omaggio, giudicando alcune inquadrature e scelte visuali, alcuni cartelloni pubblicitari sui palazzi e la scena in cui Jimi e Joystick mangiano in un piccolo ristorante cinese lungo la strada. Le similitudini ci sono, e sono evidenti, ma non sta a me giudicare se si tratti di una mera copia o di un semplice omaggio come spesso avviene nella cinematografia di fantascienza.

Nirvana quindi, sebbene abbia delle buonissime premesse, una buona ambientazione curata e delle ottime idee, ha alcuni problemi nella coesione di alcuni elementi con gli altri e una trama non sviluppata a dovere, con troppi elementi solo abbozzati, idee non sviluppate a dovere, risultando nel complesso non molto coinvolgente, ma si è trattato comunque di un ottimo esperimento, di un buon tentativo, fatto forse con poca esperienza e volendo puntare troppo in alto. Certe sue caratteristiche però lo rendono un film interessante da vedere, un classico da conoscere e forse un esempio che la filmografia Italiana avrebbe dovuto seguire, prendendolo come sprono per far ritornare in auge la produzione di film di fantascienza in Italia.

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